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Disuguaglianza e assenza di mobilità: nuova imprenditorialità la risposta?
di Luigi Orsi Carbone in Idee e imprenditorialità 24/10/2008

La stampa nazionale ha appena riportato il rapporto dell’Ocse Growing Unequal secondo cui negli ultimi anni in Italia si è pesantemente aggravato il divario tra ricchi e poveri. Secondo lo studio l’Italia è infatti al sesto posto per il gap tra le classi sociali, dopo Messico, Turchia, Portogallo, Stati Uniti e Polonia. Purtroppo l’Italia, a differenza degli Stati Uniiti, per esempio, è anche tra i Paesi dove minore è la mobilità sociale. Quindi alla forte disuguaglianza si accompagna una grande ingiustizia sociale.

Tutto ciò significa che chi non ha mezzi (peggio ancora se è donna) oggi non ha praticamente possibilità di salire la scale della mobilità sociale ed è per questo che l’Italia è tra i paese più sviluppati, tra quelli più ingiusti ed ineguali. L’Italia è una società immobile, dove le persone non hanno più la “fiducia di potercela fare” e migliorare la propria condizione. Il merito nel nostro Paese non conta. Chi è figlio di operai o di impiegati cresce sapendo che molto difficilmente riuscirà a salire la scala sociale e migliorare la propria condizione. Come ben tratteggiato da Reger Abravanle nel suo libro Meritocrazia sfiducia e assenza di merito fanno sì che i giovani non “si impegnano”, si cresca e si faccia carriera solo per conoscenza, e si crei una leadership poco meritevole che ha interesse ha tenere tutto bloccato per mantenere il proprio stato. Così l’economia non cresce e il benessere dei più ristagna.

Come è possibile uscire dalla morsa? Innanzitutto riformando in senso “meritocratico” il sistema educativo. E poi investendo sui giovani che se “lo meritano”. Personalmente l’ho fatto recentemente dando fiducia a Davide Marrone, giovane brillante e dinamico figlio di laboriosi impiegati, che non ha accettato “lo status quo” e crede a tal punto in sé stesso e nella possibilità di migliorare la propria condizione e quella della società in cui vive che ha deciso di lanciare una start up Skebby il software per sms gratis. Nel video qui sotto racconta come e perchè l’ha fatto. Una goccia certamente. Ma anche un segnale, un role model per tanti giovani temerari!

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3 commenti »

  1. l’analisi mi sembra un pò esagerata.
    credo che per chi ha voglia di darsi da fare spazion ci sia sempre, non sarà facile… ma lo spazio c’è.

    di sicuro c’è meno voglia. quello lo vedo spesso in rpima persona. è molto difficile trovare ragazzi motivati. ma questo è un altro discorso.

    Commento by Riflessioni di un commercialista — ottobre 25, 2008 @ 8:37 am

  2. purtroppo credo invece che lo sia. E non perchè lo dica io, ma lo dicono gli “indicatori” su livello comparata di disuguaglianza e mobilità sociale dell’Italia rispetto agli altri Paesi Ocse. La invito a sfogliare il libro Meritocrazia sopra citato per verificare questi dati. In 30 secondi le viene in mente un nome di un giovane che partendo “senza mezzi sotanziali” alle spalle solo sulla base delle sue capacità è risucito ad affermarsi ed avere successo in campo economico negli ultimi 10 anni? Ed in particolare le viene in mente il nome di una donna? A me pesonalmente non viene in mente nessuno. Ma questo lo sò conta poco.

    Commento by Luigi Orsi Carbone — ottobre 25, 2008 @ 9:21 am

  3. Magari avete ragione entrambi, disegnando così uno scenario ancor più agghiacciante: un risicato manipolo di individui che prova in mille difficoltà a farsi spazio, contro una cultura enorme, radicata, ingessata che li respige. E’ normale che quell’individuo che, con merito e fatica, si stacca dalla massa, dai comuni, dai mediocri si senta un eroe, perchè ha già compiuto un’impresa. Il piccolo eroe italiano finisce per accontentarsi, pavoneggiarsi, e si concentra nel difendere il suo orticello. In altri paesi, dove il salto è più facile e il merito è premiato, è normale che si pensi da subito più in grande, che non ci si accontenti, che si trovino più stimoli, che ci si lanci nell’impresa, piuttosto che attendere, sognare, sperare. In Italia ci sono più sognatori (idee) che action man. Tante chiacchiere, pochi fatti.

    Commento by paolo — ottobre 31, 2008 @ 11:51 am

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