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ABRAVANEL E I VALORI McKINSEY
di Luigi Orsi Carbone in generale 19/07/2006

Roger Abravanel, tra i leader piu’ accreditati di top management consulting e sicuramente il volto pubblico piu’ conosciuto di McKinsey in Italia, ha annunciato che lascera’ la firm (cosi’ e’ chiamata la McKinsey all’interno) dopo oltre 30 anni di carriera professionale. Roger in McKinsey Italia e’ un po’ un mito. E sicuramente lo e’ stato per me quando appena neolaureato alla Ciba Geigy vidi la copertina di Espansione che lo ritraeva con a fianco un mappamondo ed uno sguardo severo, lungimirante. Quell’articolo, i valori sottesi a quella foto, mi inspirarono: dopo cinque anni ebbi l’onore e il piacere di conoscere e poter lavorare con lui in Mckinsey Italia. Perche’ lascia Roger? Semplicissimo per rispetto di una regola che vuole che si debba lasciare la firm una volta compiuti 60 anni. Strano vero, in un Paese abituato ad avere tra i propri leader presidenti, primi ministri, CEO, burocrati ben oltre i settanta e a volte con i capelli tinti/trapiantati per fingersi piu’ giovani. Potremo mai cambiare ancorati come siamo al passato?  Ma McKinsey e’ una istituzione unica che fonda la propria forza sul rispetto di  valori e di regole condivise.


 

Oggi McKinsey annovera molti tra i suoi ex consulenti che sono arrivati a ricoprire giovanissimi posizioni di primissimo piano in Italia: Profumo in Unicredito, Scaroni in ENI, Scaglia in Fastweb, Cucchiani e Vagnone in Allianz/Ras,  solo per citarne qualcuno. Molti si chiedono come cio’ sia possibile, ed essendo in Italia, se sia davvero una lobby, un gruppo di potere e cosa di strano giri dietro le quinte. Niente di tutto questo. Sicuramente ciascuno coltiva il network di relazioni con gli ex colleghi. Come avviene ormai ovunque.

Il successo di McKinsey e delle persone che ne hanno fatto parte sta nei valori che prima in McKinsey accettano di seguire e poi riconoscono come DNA delle persone che le li hanno  fatte propri. Valori che stanno scritti sulle tavole appese alle pareti degli uffici nel mondo che fin dal primo giorno i Director piu’ senior  spiegano e condividono ai consulenti piu’ giovani (Ali sei stato davvero indimenticabile quando entrasti al mio primo giorno con il quadro dei valori sotto braccio!). Dal primo giorno di lavoro l’interesse del cliente viene messo prima di tutto il resto (altro che i nostrani conflitti di interessi!) seguito da meritocrazia, genuine care per le persone, creazione di valore, obbligo di dissentire apertamente, contesto di fiducia reciproca e ricerca delle migliori opportunita’ di crescita. E poi quello che non c’e’ scritto sulle tavole, ovvero la disciplina del lavoro e del sacrificio quotidiano, il rispetto delle regole.  E chi non le ha volute o sapute condividere e rispettare e’ stato accompagnato alla porta anche a costo di perdere degli affari. Insomma un metodo di lavoro unico.  E quando assumi un Mckinsey non sai se sara’ piu’ o meno bravo, intelligente o disponibile,  ma puoi dare per scontato che almeno possieda questi valori e questo “metodo di lavoro” scolpiti.



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7 commenti »

  1. Mi sono imbattuto su questa pagina web alla ricerca di notizie su Roger Abravanel (di cui sto leggendo l’interessante libro sulla “Meritocrazia”), che ho qui trovato e di cui la ringrazio.

    PS:
    “Sta” del primo rigo dell’ultimo capoverso non chiede né l’apostrofo né l’accento in italiano. Sta male vederlo con l’apostrofo sul suo bel testo…
    grazie e mi scusi la pedanteria.

    Commento by Alfio Squillaci — giugno 14, 2008 @ 6:19 pm

  2. grazie mille

    Commento by Luigi Orsi Carbone — giugno 16, 2008 @ 8:18 am

  3. Ho il piacere di conoscere Roger Abravanel e devo dire che il suo libro “Meritocrazia”, frutto della sua esperienza professionale ed umana, coglie nel segno. E’ basato su fatti inconfutabili ed è soprattutto uno stimolo per chi lo legge.
    In un momento dove la parola merito è osteggiata e manca una visione propositiva l’autore fornisce una serie di spunti molto interessanti. In Italia ci sono alcune srutture/istituzioni che funzionano ma queste ragionano (per fortuna) grazie ad un approccio poco “italico” e più internazionale.
    E’ un libro che dovrebbero leggere i vari “decision makers” (soprattutto i politici) i quali devono rendersi conto che il merito è un vero “ascensore sociale”, l’elemento alla base del successo dei Paesi più evoluti.

    Paolo Barbanti

    Commento by Paolo Barbanti — ottobre 24, 2008 @ 11:22 am

  4. Buon giorno,
    ho letto tutte le recensioni possibili e sto leggendo il libro, mai come ora si sente la necessità di meritocrazia, unica arma per combattere lo stato di estremo degrado nel quale viviamo.-
    Ho già lasciato una settimana fa altro commento
    nelle recensioni della pubblicazione;non ho ricevuto alcuna risposta.-
    Ho assoluta necessità di contattare l’ing.Abravanel oppure un suo collaboratore, insomma qualunque persona che mi possa aiutare é molto importante..-
    Grazie e saluti cordiali
    Roberto Rimediotti 055/361062

    Commento by Roberto Rimediotti — febbraio 8, 2009 @ 12:40 pm

  5. scriva a roger abravanel sul suo blog http://www.meritocrazia.com/ che certamente legge; se interessato sicuramente le risponderà.

    Commento by Luigi Orsi Carbone — febbraio 8, 2009 @ 12:53 pm

  6. Buongiorno,
    faccio seguito alle mie precedenti richieste,
    in particolare a quella del Febbraio 2009, ho necessità ed avrei piacere di essere contattato dall’ing.Abravanel o da un suo collaboratore.
    Ringrazio ed invio i migliori saluti.-
    Roberto Rimediotti

    Commento by Roberto Rimediotti — luglio 25, 2009 @ 9:12 am

  7. Per chi lo desidera sono in possesso della registrazione MP 489370 file mp3 del convegno che vide moderatore Aldo Torchiaro a Cortina incontra con Abravanel, Telese, Veneziani, Martelli.
    Chi desidera risentire i giudizi dati sul “68″ e sulla mancanza di meritocrazia in Italia può richiedermi il file previo invio di e-mail che supporti arrivo di jumbo-mail.

    Personalmente sono a favore del nucleare e contro gli inutili rigassificatori.

    Dati di fatto
    Perché tanti rigassificatori in Italia?

    Riprendo quanto scritto dal mio presidente ing. Paolo Fornaciari recentemente scomparso e riporto alcune cifre da un suo rapporto.
    Rigassificatori esistenti oggi nel Mondo sono 54 (4 negli Usa e 15 in Europa). Le navi metaniere per il trasporto del GNL (gas naturale liquido) con stazza da 143.000 mc a 253.000 mc oggi in servizio sono 192. In tutta Italia sono state depositate richieste per la realizzazione di altri 12 rigassificatoriper che assieme agli esistenti porterebbe il loro totale a 15.
    Ora da tecnico ed abituato a ragionare con i numeri e non a darli, elenco chi produce elettricità con il gas e la percentuale sul fabbisogno totale prodotto. L’Italia al primo posto con oltre il 50%, gli Usa al pari con gli inglesi con il 20%, la Germania col 10% e fanalino di coda la Francia col 5%.
    Questi dati danno già la misura dell’anomalia italiana che nel 1987, in epoca di prezzi del gas irrisori, spense l’ATOMO a Montalto di Castro e nel resto d’Italia.
    Oggi le centrali a gas a ciclo combinato (CGCC) con la loro resa massima del 65% e di peggio le centrali turbogas (TG) con rendimento massimo del 37% sono la causa del costo proibitivo del kWh che gli utenti utilizzano e pagano (inclusi i balzelli dei costi per l’uscita dal nucleare insieme a quelli originati dalle insensatezze delle energie alternative sponsorizzate dai Verdi che poi sono contrari a tutto: idraulico, biomasse e termovalorizzatori ecc. dove proposto.
    A favore del turbogas (TG) però c’è la sua versatilità nel rispondere in termini relativamente brevi, da freddo può andare in servizio nel tempo da una a due ore al massimo, alle richieste di aumento di carico e perciò utili per periodi di picco dei consumi nonostante il loro basso rendimento energetico: il caso del loro utilizzo in Germania e Francia.
    Ma la ciliegina sulla torta dell’insensatezza italiana nel massiccio uso del gas sta nella delibera n. 178/2005 e successive integrazioni dell’autorità dell’energia e gas che assicura, anche in caso di mancato utilizzo dell’impianto, la copertura di una quota pari all’80% di ricavi di riferimento RLC. Tale copertura è riconosciuta dal sistema tariffario del trasporto e ha durata per un periodo di 20 anni.
    Che cosa vuol dire? Che se non c’è metano da rigassificare (come accadrà: vedasi i numeri sopra riportati), il gestore incasserà comunque ed ecco perché tutti vogliono venire in Italia a costruire e/o installare i rigassificatori.
    Ovviamente a fronte dell’utente-cliente della rete gas a cui toccherà la parte di Pantalone cioé di pagatore.
    L’ironia della sorte vuole che l’importazione di energia elettronucleare, per grande parte dalla Francia al prezzo di 7÷8 €cents col suo 15% del nostro totale fabbisogno, compie una calmierazione del prezzo di produzione nostro che altrimenti sarebbe ancora più elevato.
    Sapere poi che la bolletta che abbiamo pagata alla Francia negli ultimi vent’anni ha finanziato, per loro a costo zero, un terzo dei loro 59 reattori del loro parco elettronucleare dà la misura della nostra dabbenaggine, di gente dedita al buonismo e alla “politically correctness”.
    Ultima considerazione che “taglia la testa al toro” è che dal prossimo anno andrà in servizio il gasdotto Nabucco e proprio questa settimana sono stati firmati gli atti ufficiali per la costruzione del gasdotto South Stream portando perciò le canne del gas che arrivano in Italia al numero di sei: caso unico al Mondo e che pertanto rende inutili i rigassificatori per le nostre necessità che richiedono anzi d’affrancarci dalla quasi totale dipendenza del carente mix energetico del Paese.
    Se proprio volessimo poi perché non considerare “tout-court” l’importazione diretta dell’energia elettrica da chi in Europa o sulle sponde del mediterraneo è in grado di fornircela economica ed abbondante come invece noi non siamo capaci d’assicurare al sistema delle imprese e delle famiglie?
    Renzo Riva
    C.I.R.N. F-VG
    Buja

    Mandi,
    Renzo Riva
    renzoriva@libero.it
    349.3464656

    Commento by Renzo Riva — agosto 18, 2009 @ 6:08 pm

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