Strettamente Personale
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MI DISPIACE, TORNO IN AMERICA
di Luigi Orsi Carbone in Idee e imprenditorialità 6/09/2006

E’ il titolo di un intervista a Pier Luigi Zappacosta, imprenditore nato in Italia a Chieti ma che ha sfondato nella Silicon Valley con due iniziative innovative e di grande successo come Logitech prima e Digital Persona poi. Era tornato per fare qualche investimento nella sua amata terra, ha capito l’andazzo ed ha deciso di tornare a gambe levate in California. E’ quello che da tempo mi consiglia di fare mia moglie aggiungendo che “solo un pazzo puo’ voler fare l’imprenditore in Italia”. Purtroppo amo troppo il mio Paese e penso che sia un fantastico privilegio essere nato e poter vivere qui. Condivido pero’ totalmente le tesi di mia moglie e di Pierluigi , che tra l’altro ebbi la fortuna di conoscere a Palo Alto nella primavera del 2002. Che poi sono le tesi che sta’ facendo proprio da qualche tempo Il Sole 24 Ore e il suo illuminato Direttore Ferruccio De Bortoli cercando di iniziare a disseminare la cultura del "fare impresa" in Italia.


In estrema sintesi Pier Luigi afferma che in Italia l’impresa non cresce affatto perche’ “manca una cultura che favorisca l’imprenditorialita’, la concorrenza, la piccola verso la grande impresa, il mercato del lavoro e’ troppo rigido (puoi assumere ma non licenziare se per caso le cose vanno male, perche’ secondo i nostri politici le cose devono andare solo bene altrimenti sei un incapace un fallito!). I politici che “non capiscono nulla di economia" (cinicamente invece penso che i politici capiscono benissimo ma non gliene importa nulla perche’ da una piccola azienda non possono trarre alcun vantaggio immediato cosa che invece gli riesce senz’altro meglio da una grande banca/utility o quant’altro) e non fanno nulla per cambiare la situazione. 

Recentemente la rivista americana Business 2.0 elencava le 25 nuove aziende Internet piu’ promettenti del Pianeta. Solo in Europa ci sono aziende francesi (Netvibes e Wikio)  svizzere (CoComment), tedesche (Plazes, OpenBC), greche (Feed 2.0), cecoslovacche (AllPeers), irlandesi (Nooked), inglesi (Last.fm)…..ma nessuna italiana.Forse che ci mancano le idee e i talenti? Certo che no, siamo la patria degli imprenditori. E’ il sistema che non funziona. Nell’attesa che qualcuno si accorga che se non nascono nuove imprese non c’e’ futuro per il Paese, la domanda che mi pongo e’ :che fare nel frattempo?

Ecco alcune opzioni :

a)      seguire Pier Luigi Zappacosta nella Silicon Valley come sogna mia moglie per noi e il futuro dei nostri figli

b)      provare a lanciare un business innovativo partendo dall’Italia ma con un’orizzonte di mercato internazionale in grado di mitigare il rischio Italia (ma in teoria bisognerebbe radicarsi in principio per crescere forti e robusti poi) 

c)      continuare a fare il consulente/manager al servizio di qualche imprenditore innovativo/internazionale  ed  investire i pochi risparmi nei settori piu’ tradizionali a rendita fissa (es. immobiliare,..) accontentandosi del quieto vivere e assistendo al lento declino

Voi che fareste?



Commenti (4) | Permalink | Posta su Segnalo.com

4 commenti »

  1. Salve,
    sono stato di recente nella Silicon Valley ed ho avuto l’opportunita’ di frequentare manager di aziende grandi e piccole, imprenditori di nuova lega ed altri invece molto ‘navigati’. Ho avuto anche la possibilita’ di incontrare alcuni venture capitalist ed avvocati specializzati nel lancio di nuove aziende.
    Ebbene, anche se non era la prima volta che mi recavo li’, la possibilita’ di interagire direttamente con il mondo dell’imprenditoria locale per esaminare concretamente un progetto di start-up, ha avuto su di me un effetto quasi brutale per lo shock procuratomi da tale esperienza. Il confronto con la situazione italiana e’ davvero avvilente (per noi.. ovvio!), anche considerando che SV e’ davvero un posto unico al mondo.
    Le piu’ grandi differenze che posso brevemente elencare qui sono, per me, le seguenti:
    1. La mentalita’ degli imprenditori innanzitutto, vecchi e nuovi. Nella ‘Valley’ il credo dominante e’ quello della, passatemi il termine, “creative destruction”. Tutto il processo imprenditoriale si basa su questa che definirei un’ossessione: le nuove aziende possono nascere solo a scapito di quelle esistenti. Questo principio di concorrenza portato ai massimi livelli e’ quello che permette di far emergere e sopravvivere solo le aziende competitive. Inoltre, avere fallito un progetto imprenditoriale non viene considerato come il fallimento di una persona, ma come un rischio del mestiere; un evento che non ti marchia a vita.
    2. Un processo di ‘Social Networking’ molto esteso e proficuo. La presenza di un tessuto sociale di imprenditori molto connessi tra di loro permette ai giovani imprenditori di essere ascoltati da gente che ogni giorno cerca l’occasione nuova e puo’ metterti in contatto, senza gelosie o invidie di sorta, con chi puo’ aiutarti. Ben sapendo che questo non e’ un ‘favore’ che ti fa, ma il modo per quell’imprenditore di stare nel network.
    3. La presenza di un sistema di ‘Venture Capital’ molto esperto e che sa fare davvero il proprio mestiere, nel senso che e’ un sistema sicuramente propenso al rischio imprenditoriale e sa come valutarlo e contenerlo;
    4. Universita’ di prim’ordine e collegatissime con le imprese ed i venture capitalist. Non e’ certo un caso che Stanford e la UC di Berkeley sfornino continuamente idee imprenditoriali una dietro l’altra. Gli imprenditori della zona ed i venture capitalist hanno un dialogo ed una presenza continua nelle universita’, pronti a cogliere ogni opportunita’ nuova che nasca dalle idee sviluppate dagli studenti o dai professori.
    Detto questo, cosa fare se si ha un’idea in mente. Io al momento sono ancora dell’idea di realizzare il mio progetto qui per un motivo molto semplice: conosco meglio questo mercato. Ma sono sinceramente preoccupato per le difficolta’ che incontro, al di la’ dei previsti ‘rischi imprenditoriali’, che sono quelle che sappiamo e che temo stiano facendo cadere il nostro paese in una spirale dalla quale dobbiamo uscire, e presto. Posso citare le difficolta’ piu’ eclatanti: l’enorme fardello imposto dalla burocrazia sulle imprese, soprattutto quelle nuove; servizi alle imprese pressoche’ assenti; rigidita’ del mercato del lavoro (le leggi approvate negli ultimi anno hanno solo portato flessibilita’, forse pure eccessiva, solo nei livelli meno preparati ed esperti della forza lavoro); capitale di rischio pressoche’ assente (non abbiamo molti veri venture capitalist, mettiamola morbida..).
    Se a questo aggiungiamo che il mondo politico, nel migliore dei casi, non considera le imprese come il motore dell’innovazione e del benessere futuro, vediamo che il panorama e’ davvero avvilente.
    Nonostante cio’ io ho ancora un po’ di fiducia: siamo veramente un paese di gente capace e non abbiamo niente da invidiare agli altri paesi in termini di intelligenza e spirito di impresa.
    Facciamo in modo che il mondo politico e la nostra societa’ capiscano che senza “creative destruction” il futuro del nostro paese semplicemente non c’e’.
    Saluti cordiali

    Commento by Giovanni B. — settembre 11, 2006 @ 11:12 am

  2. sono d’accordo anche se la ritengo un’impresa cosmica nel nostro Paese

    Commento by luigiorsicarbone — settembre 12, 2006 @ 2:58 pm

  3. ciao, ho un percorso professionale et studiorum molto simile al tuo, laurea in economia, MBA, consulente strategico in una delle big, ora gm di una multinazionale con sede in Italia. mi ritrovo perfettamente con quello che hai scritto, ma la domanda che spesso mi faccio è:
    siamo strani noi??
    ciao
    marco

    Commento by marco — febbraio 18, 2009 @ 10:54 am

  4. un pò si perchè sappiamo come funziona da altre parti seppure con le dovute cautele; per i più o non si rendono conto un pò assueffatti dal sistema o se anche si rendono conto non hanno alternativa. Purtroppo.

    Commento by Luigi Orsi Carbone — febbraio 18, 2009 @ 11:40 pm

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